PIRANDELLO L., UNO NESSUNO CENTOMILA

UNO, NESSUNO E CENTOMILA BRANI

M’ero creduto finora un uomo nella vita.

Un uomo,  cosí, e basta. Nella vita. Come se in tutto mi fossi fattoda me.

Ma come quel corpo non me l’ero fatto io, come non me l’ero dato io quel nome, e nella vita ero stato messo da altri senza mia volontà; cosí, senza mia volon­tà, tant’altre cose m’erano venute sopra dentro intorno,da altri; tant’altre cose m’erano state fatte, date da altri,a cui effettivamente io non avevo mai pensato, mai dato immagine, l’immagine strana, nemica, con cui mi s’av­ventavano adesso.

La storia della mia famiglia!

La storia della mia fami­glia nel mio paese: non ci pensavo; ma era in me, questa storia, per gli altri; io ero uno, l’ultimo di questa fami­glia; e ne avevo in me, nel corpo, lo stampo e chi sa inquante abitudini d’atti e di pensieri, a cui non avevo mai riflettuto, ma che gli altri riconoscevano chiaramente in me, nel mio modo di camminare, di ridere, di salutare.

Mi credevo un uomo nella vita, un uomo qualunque, che vivesse cosí alla giornata una scioperata vita in fondo, benché piena di curiosi pensieri vagabondi; e no, e no: potevo essere per me uno qualunque, ma per gli altri no; per gli altri avevo tante sommarie determinazioni, ch’io non m’ero date né fatte e a cui non avevo mai badato; e quel mio poter credermi un uomo qualunque voglio dire quel mio stesso ozio, che credevo proprio mio, non era neanche mio per gli altri: m’era stato dato da mio padre, dipendeva dalla ricchezza di mio padre; ed era un ozio feroce, perché mio padre…Ah, che scoperta! Mio padre… La vita di mio padre…