GUERRE DI RELIGIONE 1560-1648

I contrasti religiosi si rivelarono particolarmente devastanti nella Francia del XVI secolo, dove la numerosa minoranza protestante, conosciuta con il nome di ugonotta, fu gravemente perseguitata.
Molti protestanti subirono violenze e questo scatenò la loro reazione.
Col cosiddetto massacro della notte di San Bartolomeo del 1572, una serie di assassinii mirati, fu poi seguita da un’ondata di violenza di massa contro gli ugonotti che durò diverse settimane e causò migliaia di morti.
La conseguenza fu il sorgere in Francia delle cosiddette guerre di religione, che si protrassero per ben 36 anni.
Le guerre giunsero al termine nel 1598.
Questa data segna la fine della lotta per il trono di Francia tra tre pretendenti, tutti e tre col nome di Enrico: da qui il nome “la guerra dei tre Enrichi”.
Nel 1598 appunto, prese il potere Enrico IV che, prima di salire al trono, era stato un esponente dei protestanti.
Enrico IV, per pacificare la situazione, si convertì al cattolicesimo e concesse alcuni diritti ai protestanti, fra cui la libertà religiosa in alcune aree geografiche della nazione.
Inoltre confermava il cattolicesimo come religione ufficiale della Francia e obbligava i protestanti a osservare le festività religiose e a pagare le tasse ecclesiastiche.

LA GUERRA DEI TRENT’ANNI

In Europa centrale tra il 1618 e il 1648, vi fu una violentissima guerra che vide protagonisti quasi tutti gli stati europei.
Queto conflitto sorse tra i cattolici e i protestanti, in seguito ai vecchi contrasti circa la possibilità che ognuno potesse praticare la fede secondo le proprie preferenze.
Queste violenze interessarono gran parte dell’Europa. Le dispute riguardavano anche rivalità per il potere tra le famiglie reali e aristocratiche che favorivano l’una o l’altra parte e sfruttavano i conflitti per promuovere i propri interessi.
La guerra scoppiò durante il 1618 nell’Impero degli Asburgo. I due contendenti erano la minoranza protestante, che risiedeva in Boemia, e il sovrano dell’impero austriaco Ferdinando, fervente cattolico.
Lo scontro, violentissimo, vide come vincitori i cattolici.
Ma il conflitto non si fermò qui.
Infatti, nel 1625, la Danimarca prese le difese dei protestanti luterani, sempre contro l’impero cattolico degli Asburgo. Anche questa volte, le truppe imperiali ebbero la meglio, grazie ad una superiore abilità militare e gli scontri si placarono nel 1629.
Tuttavia i protestanti avevano ancora un potente alleato nel nord Europa: la Svezia del geniale condottiero Gustavo Adolfo.
La Svezia invase i territori tedeschi dell’impero nel 1630 per ridurre la supremazia cattolica contro i luterani.
Dopo alcune vittorie importanti e l’intervento di Spagna, Francia, Paesi Bassi, la vittoria finale, seppure ottenuta con danni gravissimi, era ancora passata nelle mani dell’Impero austriaco.
Siamo nel 1635.
A questo punto, accadde qualcosa di clamoroso.
Appena conclusa l’ultima guerra, la Francia, nazione dichiaratamente cattolica, si alleò con i protestanti svedesi e sfidò l’impero degli Asburgo e il regno di Spagna, entrambi difensori della fede cattolica.
Perché la Francia firmò questa alleanza all’epoca impensabile?
La Francia cattolica, inaspettatamente, si schierò contro due stati cattolici, per il semplice motivo che temeva troppo la forza che stava accumulando l’impero degli Asburgo. Per fermare la potenza austriaca, dunque, non si fece il problema di scegliersi come alleato una nazione, la Svezia, che, da punto di vista religioso, era una sua acerrima nemica.
Lo scontro su sanguinosissimo e disastroso per tutti i protagonisti e si concluse con una parziale vittoria della Francia: l’impero austrico, dunque, ne uscì sconfitto e ridimensionato.
La pace che venne stipulata a Westfalia nel 1648 non risolse i problemi che avevano causato questo lungo periodo di devastazione.
I litigi politici e religiosi non furono risolti: l’unico punto su cui tutti gli stati concordarono era la necessità di impegnarsi a convivere a prescindere dalle divergenze religiose.
La pace di Westfalia istituì la prassi di raggiungere accordi fra nazioni attraverso incontri diplomatici ad alto livello, evitando, almeno teoricamente, lo scontro armato.
Come ben si sa, la storia imparò ben poco da questo conflitto disastroso, sia sul piano di perdite di vite umane, sia dal punto di vista delle conseguenze economiche.

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